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Corso di formazione in “Mediazione etnoclinica”

Presso il Centro Studi Sagara, nell’AA 2017-18, sarà attivata la V edizione del

Corso di formazione in Mediazione etnoclinica.

 

Titoli di ammissione:

Il Corso è rivolto a:

– laureati (triennali e magistrali) in Antropologia, Filosofia, Giurisprudenza, Infermieristica, Medicina, Psicologia, Scienze della formazione, Scienze dell’educazione, Sociologia e Scienze sociali affini;

– operatori abilitati alla clinica (tecnici della riabilitazione, counsellor, specialisti in medicine complementari);

– insegnanti, mediatori linguistico-culturali, educatori e professionisti che operano negli ambiti della salute, dell’educazione e della giustizia.

Obiettivi formativi del Corso:

Nel mondo plurale della globalizzazione, si moltiplicano gli incontri-scontri tra persone che rappresentano culture, universi, gruppi e popoli diversi. La questione della comunicazione interculturale e della decifrazione di territori sempre più complessi per numero e diversità delle offerte e delle risorse, nonché per aree di crisi e di conflitto, diviene così centrale, in particolare per gli operatori implicati nei campi della salute, dell’educazione, della giustizia, dell’assistenza e aiuto verso i settori più svantaggiati e marginali della società.

Per tutti si tratta, innanzitutto, di perfezionare le proprie capacità di negoziatori e mediatori tra diversità; e, poi, di apprendere come ottimizzare e mettere in sinergia i ricorsi alle varie risorse, formali e informali, attive sul territorio dove si è chiamati a operare. Si tratta dunque di acquisire una competenza particolare, quella di chi, a partire dalla propria specifica formazione professionale, è in grado di lavorare in situazioni multidisciplinari e multiculturali, ponendosi negli spazi tra luoghi, lingue e culture, facilitando la comunicazione e il dialogo, collaborando per la soluzione di attriti e conflitti.

Questo vale in tutti i campi dell’operare sociale e in particolare nel campo della salute; campo che non si limita all’ambito medico, ma investe tutti gli altri: quelli dell’educazione, della giustizia, dell’assistenza sociale. La mediazione etnoclinica come è proposta e insegnata in questo corso da specialisti di diverse discipline, dall’antropologia alla sociologia, dalla medicina all’etnopsichiatria, non è una competenza dunque per soli terapeuti, ma per tutti coloro che si trovano o si troveranno a operare per il benessere sociale, per la giustizia, per la soluzione dei conflitti.

 Nello specifico gli obiettivi formativi del corso:

– analizzare, in contesti non strettamente clinici, le categorie interpretative del disagio e della sofferenza;

– apprendere a leggere la complessità del territorio e la molteplicità delle risorse, per poter fronteggiare i problemi connessi alla loro non-sinergia;

– dotarsi di strumenti volti a migliorare la pertinenza culturale e la qualità dei servizi sociali, dei sistemi educativi e giuridici e delle prestazioni socio-sanitarie, al fine di ottimizzare il ricorso alle risorse, formali e informali, disponibili sul territorio;

– aiutare i professionisti della salute e dell’educazione a meglio comprendere le problematiche degli utenti, offrendo informazioni e strumenti conoscitivi relativi ai contesti culturali di provenienza;

– apprendere a comunicare chiaramente la logica degli interventi professionali rivolti a persone in crisi anche in contesti alloculturali evitando i malintesi che possono compromettere la presa in carico e la compliance, e a lavorare per facilitare la comunicazione tra attori nei diversi contesti, come la sanità, l’educazione, la giustizia.

– sviluppare competenze per accompagnamenti socio-educativi e socio-sanitari in contesti clinici.

– lavorare come mediatori e diplomatici anche in situazioni cliniche, soprattutto quando terapeuta e paziente appartengano a culture diverse, in modo da contribuire ad attivare, organizzare e ottimizzare prese in carico appropriate e da sostenere la sinergia tra risorse diverse, formali e informali.

 

Attività formative

L’offerta didattica verrà articolata in 110 ore in 7 week end.

I singoli moduli prevedono in co-presenza docenti in discipline antropologiche, etnopsichiatriche, sociologiche e giuridiche.

 

Modulo 1. (referente Piero Coppo[1])

Caratteristiche generali dell’approccio etnopsichiatrico

Nosografie medico-psicologiche e sistemi di cura tradizionali

Oggetti che curano: psicofarmaci, amuleti, feticci

 

Modulo 2. (referente Stefano Bertoletti[2])

Modelli ed esperienze di servizio a “bassa soglia”

Aspetti socio-culturali del disagio e del consumo di sostanze

Marginalità, vulnerabilità e nuove patologie

 

Modulo 3. (referente Laura Faranda[3])

Gli strumenti dell’antropologia: teorie e pratiche

Trasversalità epistemologica dell’esperienza migratoria

Le “identità sospese” di adulti e minori stranieri

Il corpo vissuto: percorsi antropologici nella sofferenza

 

Modulo 4. (referente Pietro Ferrero[4])

Cooperazione, migrazione e progetti di accoglienza: «Aiutiamoli a casa loro…».

Organizzazione dei servizi di presa in carico psicologica dei migranti: «Benvenuti a casa nostra…».

 

Modulo 5. (referente Lelia Pisani[5])

Il dispositivo etnoclinico

Lavorare con il trauma geo-politico, vittime di tratta, di tortura e richiedenti asilo

La mediazione in ambito etnoclinico

La valutazione dell’intervento di mediazione

 

Modulo 6. (referente Anna Brambilla[6])

Le categorie giuridiche della protezione internazionale e della migrazione

Percorsi migratori, categorie giuridiche e diritti connessi

Il sistema di accoglienza e il rapporto con il territorio e i servizi territoriali

MSNA e vittime di tratta

 

Sede e calendario dei corsi

I corsi si terranno con cadenza mensile nel periodo compreso tra dicembre 2017 e giugno 2018, nei giorni compresi tra venerdì pomeriggio e domenica mattina, per complessive 16 ore a incontro.

A Settembre 2018 si terrà un ultimo incontro, con la presenza dei referenti di modulo, per una valutazione del percorso didattico e la presentazione degli elaborati finali.

 

Sede didattica: i corsi si svolgeranno a Rosalupi, sita in via Montebono 4, Usigliano di Lari, Pisa.

I corsisti fuori sede potranno contattare la segreteria per le opzioni residenziali.

 

Presentazione domande di ammissione

Le domande di ammissione dovranno pervenire entro il 15 ottobre 2017 via e-mail alla casella: info@centrosagara.it

Alla domanda dovrà essere allegato il curriculum vitae e attività professionali.

Il numero massimo di ammessi è 25, il numero minimo per consentire l’attivazione del corso è di 14.

A ogni preiscritto sarà inviata conferma della realizzazione del corso entro il 20 ottobre 2017 ed entro il 10 novembre 2017 dovrà essere confermata la partecipazione e versata la I rata.

calendario 2017-18

modulo di iscrizione mediazione etnoclinica 2017 – 2018

Quota di iscrizione

La quota di iscrizione al corso è stabilita in € 1.200 e potrà essere versata secondo le seguenti modalità:

I rata di € 300 da versare al momento dell’iscrizione

II rata di € 900 entro gennaio 2018

oppure

I rata di € 300 da versare al momento dell’iscrizione

II rata di € 500 da versare entro il mese di gennaio 2018

III rata di € 400 da versare entro maggio 2018.

Prova finale e rilascio certificazioni

Al termine del corso gli allievi sosterranno una prova di verifica delle conoscenze e competenze acquisite tramite la consegna di un elaborato scritto; ogni allievo sarà seguito da un tutor designato in base al tema scelto. Sulla base dei risultati prodotti e dell’adempimento di frequenza ad almeno l’80% del monte-ore previsto, verranno rilasciati certificati di frequenza.

Per informazioni: info@centrosagara.it

fax. 0587.960900 / 349.4504186


 

[1] Piero Coppo (direttore del corso) – Medico, neuropsichiatra e psicoterapeuta, ha insegnato Etnopsichiatria all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Ha lavorato in Mali e in Guatemala in programmi di cooperazione sulla medicina tradizionale. Consulente temporaneo dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), è Presidente dell’ “Organizzazione Interdisciplinare Sviluppo e Salute” (Oriss) e Direttore della Scuola di Specializzazione in psicoterapia “Sagara” (indirizzo psicodinamico, orientamento etnopsicoterapeutico, decr. MIUR n. 12A09083). Si occupa di formazione, ricerca, informazione e cura. Tra i suoi lavori, Etnopsichiatria (Milano, 1996), Guaritori di follia. Storie dell’altopiano Dogon, (Torino, 1994), Tra psiche e cultura. Elementi di etnopsichiatria (Torino, 2003). Le ragioni del dolore. Etnopsichiatria della depressione (Torino, 2005). Le ragioni degli altri (Milano, 2013).

[2] Stefano Bertoletti – Laureato in filosofia e psicosociologia, è responsabile del settore prevenzione e dipendenze della cooperativa sociale CAT (Firenze); ha svolto attività di consulenza e coordinamento per la prevenzione e la riduzione del danno da tossicodipendenze; ha una esperienza professionale pluriennale nel lavoro preventivo, nei SERT, nei centri diurni. È formatore senior in progetti FSE, membro del Direttivo CNND (Coordinamento Nazionale Nuove Droghe) e collaboratore tecnico del Consorzio NOVA Onlus.

[3] Laura Faranda – Professore ordinario di Antropologia culturale presso il Dipartimento di Storia, Culture, Religioni – “Sapienza” Università di Roma. Tra i suoi attuali percorsi di ricerca: l’antropologia della Grecia antica, con particolare attenzione alle configurazioni mitiche e simboliche del linguaggio delle emozioni; l’antropologia simbolica, con particolare attenzione al rapporto tra corpo e identità di genere; l’antropologia delle migrazioni e i percorsi di mediazione scolastica; la psichiatria coloniale in Algeria; i processi di reciprocità e mobilità culturale tra Italia e Tunisia, fra presente e passato. Tra le sue pubblicazioni: Anime assenti. Sul corpo femminile nel Mediterraneo antico (c.d.s.); Non più a sud di Lampedusa. Italiani in Tunisia tra passato e presente (a cura di, 2016); La signora di Blida. Suzanne Taïeb e il presagio dell’etnopsichiatria (2012); Viaggi di ritorno. Itinerari antropologici nella Grecia antica (2009); Non uno di meno. Diari minimi per un’antropologia della mediazione scolastica (a cura di, 2004); con Bruno Callieri, Medusa allo specchio. Maschere fra antropologia e psicopatologia (2001)

[4] Pietro Ferrero – Laureato in psicologia clinica e delle organizzazioni nel 1989, ha lavorato a lungo nell’ambito della formazione e della progettazione sociale; si è occupato di marketing e tecniche di comunicazione per aziende multinazionali. Dal 2004 al 2009 ha lavorato in Congo, Mali, Senegal e Nepal nell’ambito di progetti di cooperazione internazionale, occupandosi di interventi psicosociali e di salute comunitaria. Dal 2010 è responsabile del settore “Salute e Migrazione” per l’ONG Comitato di Collaborazione Medica di Torino.

[5] Lelia Pisani – Psicologa, formazione in psicoterapia della gestalt con I. Bloomberg e IBTG di Torino, dottore di ricerca in etnoantropologia, dal 1977 lavora in progetti di ricerca e di Cooperazione allo Sviluppo in Mali, Etiopia, Nepal, Romania. Collabora in attività e progetti di ricerca con l’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma. Dal 1999 al 2010 è stata membro del comitato direttivo e responsabile del corso in etnopsicoterapia alla scuola di specializzazione in psicoterapia Lista di Milano. Tra le sue pubblicazioni, Bambini dogon: nascere e crescere sull’altopiano di Bandiagara (2007) con True M., W. Oumar F., «La relation entre la croissance de l’enfant, l’attachement entre l’enfant et la mère, et le temps de réponse maternelle au signal de l’enfant chez le Dogons du Mali» (2005), e «Infant Mother Attachment among the Dogon of Mali», Child development (2001).

[6] Anna Brambilla – Avvocata e ricercatrice sui temi dell’immigrazione e dell’asilo. Membro del Direttivo dell’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione si occupa altresì del coordinamento delle attività formative. Collabora come consulente legale con diverse associazioni e cooperative a Milano e in Toscana. Ha contribuito a curare la pubblicazione “Il diritto di asilo tra accoglienza e esclusione” – Edizioni dell’Asino, 2015.

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