salute Centro Studi Sagara

Quasi tutti i fondatori del Centro Studi Sagara (CSS) hanno fatto, a partire dagli anni ’80, esperienze più o meno lunghe di lavoro in altri paesi (Africa, America del Sud e Centrale, Oriente, Europa) nei campi della salute e dell’educazione. Da quelle esperienze e attraverso un lavoro collettivo di confronto e progettazione sono scaturiti nuovi approcci nel campo della salute, in particolare quella mentale. Da quel travaglio sono scaturite l’etnopsichiatria e l’etnopsicoterapia adottate, praticate, insegnate dal CSS.

Nel secolo scorso il termine “etnopsichiatria” significava la descrizione a opera di specialisti europei e nordamericani (medici, psicologi, psicoanalisti; ma anche antropologi, etnologi e filosofi) delle manifestazioni psicopatologiche riscontrabili al di fuori dell’Europa e delle modalità locali di interpretazione e cura che esulavano dall’approccio medico e dal riferimento alla scienza. Il punto di osservazione e giudizio su ciò che avveniva nei mondi altri era comunque sempre quello della medicina, della psicologia e della psicoanalisi che, dal loro vertice non potevano che formulare giudizi e categorie svalorizzanti. Si trattava, insomma, di una etnopsichiatria coloniale.

Col tempo però il termine etnopsichiatria ha assunto un significato diverso. A specialisti (medici, psicologi, psicoanalisti, etnologi, antropologi), più aperti e capaci di osservazioni più precise e tendenzialmente meno giudicanti si sono uniti studiosi e rappresentanti originari di culture altre, in grado ora di intervenire anche nel dibattito scientifico che li riguardava.

Questa apertura multidisciplinare e multiculturale ha finito per generare una teoria tendenzialmente “meta-culturale”, in grado cioè di comprendere i diversi fondamenti e le particolarità operative locali. Si è così costituito un saper-fare clinico originale dotato di una nuova potenza euristica e operativa, inclusiva e non esclusiva, aperta al dialogo radicale tra discipline scientifiche e saper-fare provenienti da altre storie e visioni del mondo.

L’etnopsicoterapia (teoria e pratica) che è scaturita da questo processo non è molto diversa da quella “culturalmente neutra” auspicata nel 1952 da uno dei fondatori dell’etnopsichiatria, Georges Devereux:

“Solo l’elaborazione di un sistema psicoterapeutico rispondente a questi criteri permetterà allo psichiatra parigino di trattare con altrettanta efficacia una marchesa francese, un cacciatore di foche eschimese e un contadino dell’Africa Nera. In breve, abbiamo bisogno soprattutto di un sistema di psicoterapia che non si fondi sul contenuto di una cultura particolare …. Questa psicoterapia culturalmente neutra – psicoterapia multiculturale – è ancora in divenire. Questo è lo scopo che personalmente mi sono prefisso, al quale mi sono consacrato quasi esclusivamente da parecchi anni (una meta ancora lontana ma che, nonostante molte false partenze e molti sviamenti, continua ad attirarmi).”

(Devereux, 1952, in Saggi di etnopsichiatria generale, pp 106-07)

L’etnopsicoterapia mette in campo diverse realtà e visioni degli umani e del mondo: alcune compatibili con quelle che si collocano sotto il mantello della scienza, altre no. Tutte sono scaturite da millenni di pensiero e lavoro, ricerche e sperimentazioni valide per la loro pertinenza ed efficacia, anche se non tutte basate sulle regole del metodo scientifico. Questa etnopsicoterapia è pertinente ed efficace sia in ambito iso- che allo-culturale: non solo per la sofferenza degli “altri”, ma anche per quella “nostra”.

Pur diversi nei diversi mondi, ovunque vi sono punti di presa, passaggi a rischio, ideali di salute e ciò che serve come lavoro e protezione per superare i momenti critici dell’esistenza: le “crisi di presenza” di cui parlava Ernesto De Martino. In tutti i mondi in trasformazione si è dimostrata l’applicabilità e l’utilità della teoria, delle tecniche e dello sfondo interpretativo della moderna etnopsichiatria e dell’etnopsicoterapia che abbiamo adottato.

In questa cornice, il CSS propone tre formazioni: la Scuola di etnopsicoterapia (percorso di quattro anni per medici e psicologi accreditato dal MIUR); la Alta formazione (percorso di un anno per medici e psicologi); la Mediazione etnoclinica (per personale sanitario ma anche per operatori nel campo della salute: percorso di un anno).

Tra i nostri “antenati”: Georges Devereux, Henri Collomb, Sandor Ferenczi, Franco Basaglia, Ernesto de Martino, Bruno Callieri

Tra i nostri alleati: Isabelle Stengers, Marie Rose Moro, Françoise Sironi, Bruno Latour, Eduardo Viveiros de Castro, Andras Zempleni, Mike Singleton, Franco Remotti, Luigi Lombardi Satriani, Antonio Guerci.

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