Giornata di studio

Loading
loading..

25 Maggio 2018

Giornata di Studio

Fondamenti antropologici della cura e della psicoterapia

valigia

Sala Convegni della Fondazione Stella Maris, viale Tirreno 341, Calambrone (PI)

09.00 Piero Coppo: Apertura dei lavori

09.15 – 10.00 Gilles Bibeau: Quale psichiatria culturale nell’era delle neuroscienze, della “Salute mentale globale” e del DSM-5 ?
10.00 – 10.45 Laura Faranda: Dalla fine di un mondo alla clinica della cultura. Cornici teoriche e transiti interdisciplinari di un’antropologia per la psicoterapia.

10.45 – 11.15 Pausa

11.15 – 12.00 Salvatore Inglese: L’inquieta alleanza tra antropologia e psicopatologia nella costruzione dei dispositivi etnopsichiatrici in Italia. Storia, orientamenti e sviluppi.

12.00 – 13.00 Discussione

13.00 – 14.30 Pausa pranzo

14.30 – 17.30 – Dialogando con Gilles Bibeau: Camminando con i Sadu; Andalusia: la storia alla rovescia; Genealogia della violenza; Gerusalemme: città dell’Apocalisse.

Per iscrizioni e informazioni: Centro Studi Sagara, tel: 349.4504186 info@centrosagara.it

Costo: 60,00 euro

I relatori

Gilles Bibeau, è professore emerito d’antropologia medica nella Università di Montréal, Canada. Lavora su diversi temi: origine delle lingue, culture dei giovani, bande di strada, droghe, salute mentale mondiale, sistemi etici e giuridici, medicine tradizionali africane, pediatria inter-culturale, letteratura comparata. In questi vari campi lavora per mettere in evidenza le grandi sfide che attraversano le società contemporanee e proseguire la riflessione su ciò che costituisce l’umano, sottolineando la ricchezza generata dalle diversità culturali e denunciando la tendenza a uniformare le società da parte della mondializzazione. E’ autore di numerosi articoli e saggi.
Tra gli articoli basti citare: 1994 “Se libérer du modernisme occidental. Le pluralisme culturel ‘contre’ la République”, Transitions, 37, pp. 7-53; 1997 “Psichiatria culturale in un mondo in via di creolizzazione. Temi per le future ricerche” i Fogli di ORISS, 7/8, pp. 21-63 (Transcultural psychiatry, vol. 34, pp. 9-41);  2017 « Ne croire en rien, croire en tout. Les jeunes et la nébuleuse des croyances contemporaines », Revue belge de psychanalyse, Numéro thématique “Complexité, désappropriation subjective et constructions identitaires”, 70 : 11-30; insieme ad altri, 2017 “Situating mobile health: a qualitative study of mHealth expectations in the rural health district of Nouna, Burkina Faso” Health Res Policy Syst, v.15(Suppl 1).
Tra i suoi libri più recenti: 2015 Généalogie de la violence. Le terrorisme: piège pour la pensée e 2017 Andalucìa, l’histoire à rebours per Mémoire d’encrier, Montreal.

Laura Faranda, antropologa, Università “Sapienza” di Roma. Tra i suoi percorsi di ricerca: l’antropologia della Grecia antica; l’antropologia simbolica, con particolare attenzione al rapporto tra corpo e identità di genere; le pratiche di cura nelle forme di disagio mentale; la psichiatria coloniale; i processi di reciprocità e mobilità culturale tra Italia e Tunisia, fra presente e passato. Tra le sue pubblicazioni: Anime assenti. Sul corpo femminile nel Mediterraneo antico, 2017; (a cura di), Non più a sud di Lampedusa. Italiani in Tunisia tra passato e presente, 2016; La signora di Blida. Suzanne Taïeb e il presagio dell’etnopsichiatria, 2012; Viaggi di ritorno. Itinerari antropologici nella Grecia antica, 2009; con Bruno Callieri, Medusa allo specchio. Maschere fra antropologia e psicopatologia, 2001.

Salvatore Inglese, medico, Specialista in Psichiatria; Psicoterapeuta; BD Filosofia e Storia; Esperto in Antropologia medica, Etnopsichiatria, Psichiatria transculturale, Psicologia e psicopatologia delle migrazioni. Dirigente medico presso il Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze, ASP – Catanzaro. Ha maturato lunga esperienza quale docente, didatta, supervisore e formatore presso Università, Scuole di specializzazione in Psicoterapia, Agenzie sanitarie pubbliche. Ha svolto varie attività di ricerca sul campo intorno alle relazioni tra psicopatologia e cultura in vari contesti internazionali. Ha collaborato dal 1993 al 2007 alle attività del Centre Georges Devereux – Paris VIII. Ha tradotto e curato opere di G. Devereux, T. Nathan, L.K. Suryani, A. Zémpleni. Autore di molti articoli e saggi sui principali temi della clinica transculturale; coautore dei volumi Déjà vu 1 e 2 (con G. Cardamone et al.).

Riassunti

Gilles Bibeau: La psichiatra è una disciplina implicitamente filosofica nel senso che mette necessariamente in campo una concezione particolare dell’uomo. Oggi si affrontano in psichiatria due grandi concezioni dell’essere umano. Da un lato, i difensori del “soggetto cerebrale” approcciano le patologie mentali come quelle cardiovascolari, neoplastiche o metaboliche, approccio che dovrebbe prima o poi, pensano i promotori, permettere di scoprire le radici profonde dei disturbi mentali nella genetica e nella neurologia, decolpevolizzando così i pazienti, riportando i loro disturbi sul piano biologico e poco a poco cancellando la stigmatizzazione che queste malattie comportano. Dall’altro lato ci sono i difensori del “soggetto parlante”. Questi dicono di temere che l’idea che “lo spirito sia il cervello” e la biologizzazione delle malattie mentali che questo assunto comporta finiscano per cancellare la soggettività umana, per accantonare la biografia dei pazienti e non considerare la singolarità che li muove. Il rischio di queste gravi scotomizzazioni è quello di abolire proprio la paricolarità umana.

Laura Faranda: Punto di partenza dell’intervento, alcuni frammenti autobiografici in cui Ernesto De Martino – negli anni di “lutto etnografico” post-salentino, immerso nella letteratura psichiatrica – compila le annotazioni cliniche relative alla cronologia dei propri mali psicosomatici, delle aure, delle personali crisi della presenza dall’infanzia alla maturità. A partire di questa evocazione, si tenterà di ripartire dalla matrice demartiniana di una possibile etno-psico-terapia che si apre all’antropologia della persona, per restituire alla comprensione antropologica l’esperienza vissuta di soggetti sparsi, dispersi, spostati, scartati. Verranno inoltre rigenerati alcuni snodi epistemologici fondanti, alcuni transiti interdisciplinari nelle scienze della psiche, per indicare le rotte possibili di un’antropologia da mutuare e valorizzare nella pratica psicoterapeutica.

Salvatore Inglese: Il cambiamento di alcuni fondamentali dell’antropologia e della psicopatologia, finanche forzato dalle trasformazioni cliniche e culturali indotte dai regimi caotici della globalizzazione, ha favorito un dialogo conflittuale e creativo tra queste due discipline. I frutti impuri degli innesti reciproci tra le due discipline sono stati consumati nei cosiddetti dispositivi di cura dell’alterità socioculturale rappresentata dalle popolazioni migranti. Si intende proporre un’analisi ravvicinata di teorie generali, esperienze professionali e proposte formative che hanno attraversato e sono ancora in costruzione nel nostro paese inevitabilmente alla frontiera, quasi per destino storico, tra le realtà eterogenee di mondi connessi anche da un irresistibile movimento di genti.
Infine, si intende tornare sulla questione se le vie dell’etnopsichiatria debbano condurre negli spazi esistenziali dei gruppi umani allogeni o se debbano insinuarsi nei labirinti nascosti dei mondi autoctoni e pur sempre esposti alla mutazione generalizzata contemporanea.

 

L’immagine: In transito – Terracotta e valigia in pelle, Roberta Conigliaro, 2015

Layout mode
Predefined Skins
Custom Colors
Choose your skin color
Patterns Background
Images Background